Nella splendida cornice dell’Hotel Villa Pamphili a Roma, lo scorso 30 novembre, è stato presentato il progetto Mastri 4.0.

La scuola di formazione nel settore delle professioni edili, ideata da Daniele D’Orazio, Amministratore Unico di Impredo, è stata accolta da entusiasmo e curiosità soprattutto per il metodo proposto, in grado di creare una sinergia inter-istituzionale tra scuola pubblica, formazione professionale ed imprese.

In un momento storico in cui la richiesta di personale specializzato nell’edilizia è particolarmente forte, ma l’offerta carente, la scuola Mastri 4.0 si pone come trait d’union per formare giovani operai specializzati, in grado di inserirsi immediatamente nel mondo del lavoro e soddisfare così le richieste specifiche delle aziende.

Relatori a confronto

Dopo una breve presentazione del progetto, la parola è passata alle diverse figure che, in questi due anni, hanno concretizzato di fatto la scuola Mastri 4.0.

Il primo a parlare è stato proprio Daniele D’Orazio, che ha spiegato com’è nata l’idea dell’Academy di Impredo e perché oggi è così importante creare percorsi formativi professionali: “La scuola dei mestieri, è il punto d’inizio della scuola dell’edilizia – ha dichiarato D’Orazio -. Tutto è iniziato durante il Covid, mentre ascoltavo il telegiornale che parlava dei fondi stanziati per il PNRR e di come sarebbero stati utilizzati in opere pubbliche. Ho pensato “Chi avrebbe realizzato tutte quelle opere?!”. La mattina dopo, mi sono svegliato con un’idea precisa in testa: nel nostro settore serviva un cambio generazionale ed anche veloce! La scuola nasce per questo: per creare nuove maestranze. Per realizzare il progetto avevamo bisogno di accedere ad un bacino di utenza ed i CPIA (Centri Provinciali di Istruzione per Adulti) sono stati il nostro punto di partenza, perché già disponevano di persone pronte ad essere formate”. Al momento sono sei i CPIA del Lazio coinvolti nel progetto, ma D’Orazio guarda avanti: “Il prossimo step – ha dichiarato – è stringere accordi in esclusiva con i CPIA nazionali, di tutte le regioni italiane, per ampliare così il nostro bacino di utenza e far diventare Mastri una “scuola nazionale”.

Il talk è proseguito con le parole di Giuseppe Giordano, Direttore Generale di Edilcassa Lazio che, alla domanda cosa chiedono le aziende, ha specificato: “Oggi la richiesta più forte è quella di avere operai specializzati. Inoltre, è richiesto di saper lavorare in team, di fare squadra, perché è importante lo spirito collaborativo che si crea. Bisogna sempre ricordare che quando nasce un cantiere, nasce una famiglia. Per questo i vecchi mastri sono importanti, perché devono essere in grado di trasferire le competenze tecniche manuali, ma anche le competenze comportamentali”.

Mastri 4.0: obiettivo lavoro

La parola è passata poi ad Alessandro Turco, responsabile della formazione in ELIS, Associazione no profit che forma persone al lavoro, con particolare attenzione a chi è socialmente ed economicamente svantaggiato. È stato lui a specificare su cosa si focalizzano oggi i corsi: “In questo particolare momento, individuiamo profili che abbiano interesse per una formazione di carattere manuale, principalmente professioni che possano essere svolte in cantiere, in officina, ma anche all’aperto, come ad esempio la carpenteria metallica o la movimentazione di mezzi. Ma anche elettricisti, in grado di lavorare in quota, sui tralicci dell’alta tensione. Questi percorsi – ha proseguito Alessandro Turco – rispecchiano le esigenze dell’impresa, perché nascono da un rapporto diretto con le stesse aziende. Abbiamo una serie di tavoli – ha concluso – che individuano il fabbisogno minimo nazionale in ogni settore specifico. Con queste informazioni costruiamo il dopo, ovvero, i corsi in grado di sfociare poi in una concreta proposta di lavoro”.

A prendere la parola successivamente, è stata Ada Maurizio, dirigente scolastico CPIA3, che ha parlato del processo di selezione: “Il docente presenta il progetto in classe e poi si passa alla verifica dei requisiti necessari per accedere al corso. Bisogna essere maggiorenni, in regola con i documenti, soprattutto per gli stranieri, ed avere una competenza linguistica di livello medio alto, un B1. Ma la cosa più importante è la motivazione: mettersi in gioco totalmente, avere la voglia di prendersi la responsabilità ed avere la coerenza di seguire tutto il percorso fino alla fine. È un impegno importante – ha detto – e questo è un concetto che deve essere compreso”. Parlando poi del profilo base dello studente medio, Ada Maurizio ha specificato che “Ad oggi è ancora presto per definirlo. Possiamo dire che, al momento, è un uomo di età media, tendente al giovane, ed in buona salute fisica”. La scuola Mastri 4.0 ha avuto un merito importante per Ada Maurizio, soprattutto per quanto riguarda il pensiero dei professori che insegnano nei CPIA: “E’ nata una consapevolezza nuova – ha spiegato – ovvero, che i CPIA non servono solo ad istruire, ma possono realmente proiettare lo studente verso il mondo del lavoro”.

Il futuro della scuola Mastri 4.0

 Il talk è continuato con l’intervento di Claudia Sabatano, Direttore Scientifico della scuola Mastri 4.0, che ha ricordato l’incontro fortuito con Daniele D’Orazio e la sua richiesta di aiutarlo a realizzare il progetto: “In appena due anni, la scuola si è trasformata – ha dichiarato – l’accordo con i CPIA ha permesso di allargare il bacino di utenza e sono stati tanti finora gli studenti incontrati”. Ma cosa può fare la scuola per le aziende del settore?

“Mastri 4.0 è la risposta alle aziende del settoreha spiegato Claudia Sabatano – proprio perché nasce da un founder edile, Daniele D’Orazio, e nasce con il criterio preciso di offrire un aiuto concreto”. I corsi operati da Mastri 4.0 sono on demand, e nascono esclusivamente sulla base delle richieste fatte dalle aziende. “Se ad esempio 2/3 aziende chiedono cappottisti – ha spiegato Claudia Sabatano – parte il corso specifico. L’operaio viene formato per il posto di lavoro che lo attende. Inoltre, la scuola incontra una specifica fascia sociale: le persone emarginate, i migranti che non saprebbero come fare per raggiungere le grandi aziende. Parliamo di professioni che, oggidì, sono snobbate dagli italiani – ha spiegato Claudia Sabatano – ma una persona che viene da un Paese lontano, come i rifugiati politici o persone richiedenti asilo, hanno invece l’opportunità di crearsi un percorso di vita”. E nel futuro della scuola si sta studiando la possibilità di aprirsi anche ai detenuti arrivati a fine pena, per offrire loro la possibilità di rivalsa e cambiare così la propria traiettoria di vita.

Sopperire alla carenza di manodopera specializzata

A concludere il giro degli interventi è stato Giuseppe Pecora, Amministratore di SIMM s.r.l, che ha fatto una panoramica di come il mondo edile sia cambiato in poco tempo: “Nel 2020 eravamo al minimo storico, con i lavori fermi – ha spiegato – poi c’è stato il boom del lavoro edile, ma mancavano gli operai specializzati. Abbiamo grandi comunità di egiziani, ma anche nigeriani, che sono arrivati nel nostro paese e sono motivati a fare questo tipo di mestiere. In quanto alle figure – ha concluso – mancano tutte: da quelle classiche, come carpentieri, muratori, a quelle specializzate, senza escludere le nuove figure artigiane. Abbiamo preso un impegno per costruire in modo sostenibile, ma oggi mancano figure specializzate, anche per far fronte a questo importante cambio di passo”.

 

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